L’eremo di San Michele a Foce si riconosce per la sua caratteristica posizione, essendo incastonato nella roccia del pendio montano. Qui il piccolo edificio ha significato, per i religiosi, un punto dove praticare l’ascesi in un’area dove la natura avvolge i sensi e incentiva il raccoglimento. Il ritiro ad una vita di solitudine votata alla preghiera, infatti, richiedeva per sua parte un luogo lontano dai condizionamenti che potessero affievolire o turbare la serenità interiore, un rifugio ove la spiritualità fosse perpetua e protetta. Nel territorio di Castel San Vincenzo, ad opera benedettina ed inserito nella parete rocciosa appartenente ad una vetta delle Mainarde, l’eremo di San Michele a Foce ricalca gli stilemi della costruzione medievale e mantiene ancora oggi l’aura eremitica del tempo. La costruzione, posizionata su un di un percorso battuto dai pastori che migravano assieme agli armenti per trovare pascoli più rigogliosi. Durante la transumanza, così, l’eremo forniva un approdo religioso e spirituale.
A poco meno di mille metri sul livello del mare, la costruzione duecentesca è meta dei fedeli che all’8 di maggio raggiungono l’eremo per portare la statua del santo presso l’altare votivo dedicato, nella camera superiore. Lo spazio inferiore, invece, non presenta arredi e se ne può ipotizzare un uso abitativo per chi ricercava la pace. La cornice naturale è suggestiva quanto il luogo di culto micaelico, le propaggini montane dell’Appennino Centrale hanno un impatto scenico che tende a rimanere nel cuore di chi guarda. Le Mainarde si innalzano sulla vallata creata dal passaggio del fiume Volturno, creando uno sfondo di bellezza eterna; l’eremo di San Michele a Foce guarda con secolare fascino le terre del Molise e della provincia di Isernia.
L’intera zona è una delle mete che maggiormente sono ambite per la loro natura incantevole e per la possibilità di visitare borghi e luoghi meravigliosi.