La Casa di confino di Carlo Levi, è un museo emozionale. Immersa nei calanchi della Basilicata, è possibile viverla in una visita che riporta indietro nel tempo. Lo scrittore torinese fu oggetto di arresto a metà degli anni Trenta del secolo scorso per le sue attività antifasciste, circostanza che portò al confino in Basilicata. Dopo un primo periodo trascorso a Grassano, venne portato ad Aliano, nel materano, per rimanervi sino al successivo anno, il 1936. Le mura imbiancate a calce, gli ambienti spogli e la terrazza che si affaccia sul paesaggio aspro, sono i testimoni silenziosi di un'esperienza che ha segnato indelebilmente la vita di Levi e ha dato vita a un capolavoro della letteratura italiana: "Cristo si è fermato ad Eboli".
L’opera, pubblicata nel 1945, racconta l'esperienza dell'autore durante il confino in Lucania, imposto dal regime fascista tra il 1935 e il 1936, e trascorso nella realtà dura, povera, contadina e lontana dei paesi della Basilicata nella prima metà del Novecento.
La dimora ove egli trascorse la maggior parte del suo esilio interno è oggi visitabile e dotata di un tecnologie che permettono la visione di filmati e la riproduzione di suoni e rumori ispirati alle atmosfere del tempo. Un impianto multimediale, infatti, proietta immagini e suoni che riportano in vita le atmosfere del libro, permettendo ai visitatori di immergersi nell'universo di Carlo Levi, di sentire il calore del focolare, di ascoltare le voci dei contadini, di osservare i colori intensi dei tramonti sui calanchi.
La casa, articolata su tre piani il primo dei quali ospita un frantoio, è sede del museo della tradizione contadina e consente di osservare l’incantevole veduta sui calanchi alianesi di cui godette Carlo Levi. La sua semplicità e la sua bellezza austera continuano a affascinare, invitando a riflettere sulla condizione umana, sulla solitudine, sulla bellezza della natura e sulla forza della speranza.